Dall'altra parte

Il pensiero liberale è di destra, ora è buono anche per la sinistra - Giorgio Gaber

giovedì, 13 marzo 2008
Vade retro Ciarra

Parlare del caso Ciarrapico con i militanti di An significa toccare un tema che ha molto a che vedere con il cuore, la pas sione della militanza sulla strada, declinata in modo popolare. Difficile capire per chi sta al di fuori, ma il Ciarra da loro non è amato.
È considerato uno che si de finisce fascista quasi per vezzo, e che però ha fatto i suoi affari con tutti, da destra a sinistra passando per Giulio Andreotti, bestia nera nella Prima repubblica per gli allora missini, simbolo di quella Dc che al l'occorrenza usava i voti di destra purché rimanessero, come si diceva all'epoca, "in frigorifero". «Stava portando al fallimento la mia Roma, figurati che ne posso pensare», dice Gianluca, vent'anni, capelli corti e viso un po' timido, che trovi un pomeriggio alla sezione An Portuense. «Con la sua storia, non doveva essere candidato», insiste col candore di chi non prende nemmeno in considerazione l'idea che la politica, ai piani alti, non c'entri con l'idealismo. Ma anche a vedere la questione in modo più pragmatico, come fa Marco Giudici, presidente del circolo, candidato al XVI Municipio, il responso è lo stesso: «Non l'avrei presentato, ma che ne sa lui di quello che interessa agli elettori?». In che senso? «Nel senso che la gente si preoccupa degli stipendi, delle case popolari che non ci sono. Ci fosse stato uno, tra i tanti con cui ogni giorno parliamo da queste parti, che si sia messo a discutere di Ciarrapico. È una polemica di scarso interesse, che qualche giornale ha avuto buon gioco a montare. E che, certo, si sarebbe fatto meglio a non dare la possibilità di montare». E qui, trattenuto a stento, c'è tutto il fastidio per una scelta che è stata di Berlusconi. E il suo rivendicare di essere fascista? «È una sua opinione. Ma ripeto, lui è in lista in quota Forza Italia. Anche se...». Anche se? «Non è che An non abbia candidato persone che non lo meritavano: vedi Nino Strano». Quello della mortadella, che ha rivelato di essere sessualmente "eclettico". «Appunto. Che c'entra coi nostri valori?». «Mica solo lui. An ha candidato anche gente che non ha il voto nemmeno di sua nonna. Ma i nomi non te li farò mai», ridacchia Fabrizio Santori, una lunga storia di militanza alle spalle in questo quartiere, che stavolta corre per il Comune. E che su Ciarrapico chiosa: «Vanno candidati i giovani». «La nostra posizione sul fascismo è chiara, abbiamo fatto il nostro percorso, Fini ha detto tutto. È fuori luogo riprendere l'argomento», taglia corto Simone Pelosi, vicepresidente nazionale di Azione universitaria (l'ex Fuan), un altro che di manifesti da attaccare se ne intende. Ma tu il Ciarra l'avresti presentato? «Ormai è inutile parlarne, è candidato». E così avete dato un bell'assist al Pd... «Lasciamo stare. Veltroni polemizza sul fatto che si metta uno in lista perché ha i giornali, poi candida Calearo e Colaninno. O la Madia, una che dei problemi di tutti i giorni capisce parecchio...».

© E-Polis

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venerdì, 07 marzo 2008
Toccata e fuga

Ho un po' da fare, si sarà capito. Una cosa però vorrei dirla: Berlusconi, vergogna!

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sabato, 23 febbraio 2008
Drin!

Veltroni sta conducendo la campagna elettorale, Berlusconi finora ha seguito. Però, c'è un segnale. Veltroni stesso sta (solo un po', per non far crollare la sua costruzione mediatica della campagna soft) dismettendo il buonismo. Significa soprattutto che, al di là dei sondaggi diffusi ad arte, non può pensare di vincere librandosi in volo. Berlusconi, sentito stasera al Ripetta, scalpita, tira qualche frecciata, la melassa non gli piace e si vede. Sembra un pitbull incatenato, un Totti ridotto all'impotenza da una marcatura asfissiante. Se a destra capiscono che con intelligenza e una certa gradualità, possono costringere WV a tirare cazzotti - Fini l'ha capito - sarà un'altra campagna elettorale. Veltroni gradisce l'atmosfera rarefatta, la marmellata, il (finto) volemose bene e le (finte ) ragazze comuni che si candidano parlando di amore. Non gradisce gli attacchi, il sarcasmo, il dover rispondere (ricordare la sua faccia di fronte a Crozza a Ballarò). Non dico la chiave, ma molto della sfida sta lì. Non si può essere giocatori, ma anche arbitri. L'altro giocatore farebbe bene a rendersene conto.

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Perché Carmelo è Carmelo

Scrive poco, ma quando scrive...

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mercoledì, 06 febbraio 2008
In trasferta

Amici, scusate la prolungata assenza. Sono fuori Roma, impegnato in qualcosa che per il mio futuro lavorativo potrebbe essere importante, e che non so quanto durerà. A presto.

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giovedì, 31 gennaio 2008
(Economist) Ti amo, ricominciamo

Torna di moda l’Economist per i media italiani, dal momento che attacca nuovamente Silvio Berlusconi. In un editoriale sul numero in edicola domani, il settimanale britannico boccia il Cavaliere come nuovo premier italiano, nel caso si andasse alle urne. Nel 2001, Berlusconi “ha sprecato questa opportunità – scrive l’Economist -, usando tutto il capitale politico per proteggere i suoi interessi nei media e bloccare le azioni giudiziarie contro di lui, ed è stato ondivago sulle riforme economiche''. Il settimanale britannico rincara la dose: ''Dopo un mandato disastroso ha lasciato dietro di sé una pillola avvelenata: una legge che ha cambiato il sistema elettorale per riportarlo a uno in larga parte basato sulla rappresentanza proporzionale''. Conseguenza è che oggi ''la probabilità maggiore è che l'Italia vada alle elezioni con questo sistema''. Secondo l’Economist, ''servono nuove regole elettorali se si vuole che torni un governo stabile”. L’analisi del settimanale si sofferma poi sui problemi strutturali del Bel Paese. “Il problema più profondo dell'Italia – scrive - è che pochi dei suoi leader politici sono veri riformatori in favore della liberalizzazione. Il governo Prodi ha ridotto il deficit e migliorato la raccolta delle tasse, ma si è rivelato troppo timido nell'affrontare gli interessi costituiti, che non vogliono il cambiamento. Ha lasciato il settore pubblico in larga parte non riformato. Come prova la crisi dei rifiuti a Napoli, non è riuscito a risolvere il problema del Mezzogiorno”.
'L’autorevole' testata, come già accennato, non è certo la prima volta che si affaccia sui ‘problemi’ italiani. Nel mirino sempre la politica. E non sono mancante critiche taglienti anche al premier Romano Prodi. Tralasciando la questione dei rifiuti (a cui ha riservato vari affondi), a settembre dell’anno scorso l’Economist ha preso atto dell’incapacità per l’esecutivo del Professore di tagliare la spesa pubblica. “La dolce pensione” è stato invece il titolo eloquente di un pezzo del 26 luglio 2007 dedicato alla riforma del welfare. Qualche giorno prima, il 5 luglio ha definito una “missione impossibile” l’unità del centrosinistra in Italia. E, continuando a spulciare nell’archivio degli articoli, il 10 maggio dello scorso anno salta agli occhi: “Dopo un anno governo Prodi sorprendentemente stabile”. In particolare l’Economist, a monte della stabilità, ha riscontrato sostanzialmente il sostegno dei senatori a vita, il collante dell’antiberlusconismo e la fortuna. Due mesi prima, ha titolato semplicemente: “Prodi risorto, per ora”. Sulle grandi testate italiane, però, tutto questo non è stato ripreso, o è finito in qualche ‘breve’ a ridosso delle pagine culturali.
Singolari restano comunque le analisi del settimanale britannico. Domani infatti l’Economist affronta anche la figura di Walter Veltroni, “più giovane, potrebbe essere più coraggioso, ma le sue credenziali riformiste non sono state testate e il suo controllo del centrosinistra potrebbe non essere più saldo di quello di Prodi”. Senza contare che proprio con il sindaco di Roma la testata britannica non è stata sempre così magnanima. Il 18 ottobre 2007, all’indomani delle primarie, in un articolo, Veltroni è stato ritenuto il candidato del “compromesso”, non adatto a guidare l’Italia. A ogni modo, la conclusione dell’editoriale del numero domani in edicola si concentra su Berlusconi: “Per quanto sia stato un uomo di successo negli affari, egli resta inadatto a fare il lavoro che brama. Povera Italia''. Torna però in mente l’ironico commento del Giornale il 20 ottobre 2007: “Ce ne fosse almeno one che gli vada bene”. “The problem – ha scritto il Giornale – is that the Economist negli ultimi 15 anni non ne ha azzeccata one”.

Michele La Marca - il Velino

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mercoledì, 30 gennaio 2008
Il risveglio

Rudy, grazie comunque.

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sabato, 26 gennaio 2008
Lo fa Strano

Insieme a quella del senatore Barbato che si scaglia furioso contro il collega "traditore" Cusumano, la foto che lo immortala con la bocca piena di mortadella simboleggia la fine del governo Prodi. Anche lui ha insultato Cusumano, dandogli della "checca squallida". Ma Nino Strano ammette di frequentare nella sua città, Catania, "puttane, froci" e transessuali. Tra cui la sua "amica Gigliola, che batte nel quartiere Sanberillo". Beninteso, "Fini mi conosce bene!". Omosessuale? Bisessuale? No, si definisce "nicciano, dannunziano, drieudelarochelliano". Insomma una forma di edonismo, diciamo così, strutturalmente legata alla cultura di destra. Il senatore Strano avrà pure ecceduto in volgarità l'altro giorno a palazzo Madama. Ma è un mito. Perchè in un centrodestra - di più: in An - che si proclama difensore dei valori, rappresenta la placida necessità di prendere atto che, semplicemente, nell'Occidente del 2008 i valori sono tanti quante le persone.

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martedì, 22 gennaio 2008
Pure questa è fatta

Scusate l'assenza, avevo un po' da fare. Ora sono giornalista professionista.

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martedì, 08 gennaio 2008
Mea culpa

Qui si è più volte elogiato Gianfranco Fini, che doveva essere il costruttore di una destra laica e moderna. Quello che però è successo negli ultimi mesi - la nascita de La Destra, la rivoluzione berlusconiana del predellino - non è stato indolore nè per lui nè per il suo partito, An. Che adesso, si prepara alla Conferenza nazionale con degli orientamenti programmatici attuali ed europei quanto Hugo Chavez e Achille Lauro. Per scoprire quanto sgangherata sia la visione economica degli ex missini, e venire confortati nell'idea che nessuno salverà questo paese dalla rottamazione, leggete Phastidio.

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sabato, 05 gennaio 2008
Chi di Economist ferisce

"Vincenzo Visco, deputy finance minister in Romano Prodi's centre-left government in charge of collecting taxes, had a splendid 2007. Government revenues soared by some €25 billion ($35 billion), after a jump of €36 billion in 2006. Part of the rise was due to GDP growth; part to measures taken by the previous government of Silvio Berlusconi. But an official report to parliament last October attributes almost two-fifths of the revenue rise to improved tax collection". Lo so che il settimanale inglese non è più di moda (chissà perchè, poi) però c'è chi lo legge comunque.

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giovedì, 03 gennaio 2008
Sic transit...

Presa dall’orgasmo di far sentire la propria voce in una polemica esplosa sui media, e di far pesare il proprio voto a Palazzo Madama, la senatrice Binetti ieri ha buttato il cuore oltre l’ostacolo. Dicendosi pronta ad appoggiare la mozione Bondi sull’aborto, che dovrebbe raccogliere la “provocazione” della richiesta di moratoria lanciata da Giuliano Ferrara. A scatola chiusa, visto che la mozione ancora non c’è e non si sa cosa dirà. In compenso, la frettolosa adesione della senatrice col cilicio ha suscitato infinite polemiche nell’Unione, e innanzitutto nel Partito democratico di cui fa parte. A sera, la Binetti ha cercato di fare marcia indietro, non tanto per non provocare spaccature in un centrosinistra che sui temi cosiddetti “etici” è irrimediabilmente diviso su posizioni inconciliabili, che rendono impossibile il passaggio di qualsiasi proposta in materia in Parlamento, quanto perché persino lei (e dietro di lei Santa romana chiesa) si rende conto di come quella contro l’aborto rischi di essere una battaglia perdente. Anche per questo numerosi cattolici oltranzisti ieri hanno frenato rispetto all’idea lanciata da Ferrara di portare “milioni di pellegrini” in piazza contro la strage dei feti: imbarcarsi in una grande mobilitazione dall’esito quasi sicuramente fallimentare non è nelle corde delle gerarchie ecclesiastiche. Che, non a caso, nel referendum contro la legge 40 sulla procreazione assistita scelsero la via meno rischiosa e più facile dell’astensione, che garantiva il risultato anche con una minoranza di voti, grazie alla naturale propensione astensionista, sganciata da ogni motivazione “etica”, degli italiani. Gli stessi Bondi e Ferrara ieri sono intervenuti a precisare che non è nelle loro intenzioni ridiscutere i principi della 194. Neppure in un Parlamento sensibilissimo ai ricatti d’Oltretevere, come quello attuale, una revisione drastica di quella legge ha infatti la possibilità di trovare una maggioranza, disposta ad assumersi la responsabilità di rigettare l’aborto nella clandestinità. Anche perché le statistiche dicono chiaro che ad abortire oggi in Italia sono soprattutto le donne immigrate e le ragazze molto giovani, ossia le categorie più sprovvedute o inconsapevoli rispetto alla prevenzione contraccettiva. E che dunque l’unica reale politica anti-abortiva sarebbe quella di diffondere la conoscenza e l’uso degli anticoncezionali, notoriamente invisi alla chiesa cattolica quanto lo sterminio dei feti. La grande mobilitazione anti-aborto sembra dunque destinata ad alimentare più le pagine dei giornali che l’iniziativa politica, e magari a produrre qualche gradito incentivo pecuniario di Stato alle organizzazioni pro-maternità, ma niente di più. 

Laura Cesaretti - il Velino

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domenica, 30 dicembre 2007
Fermateli

Lo scorso 10 dicembre è passata in commissione Bilancio della Camera una proposta dei Verdi per la messa al bando, dal 2010, delle lampadine a incandescenza, accusate di consumare troppo causando danni all’ambiente. Un impegno rilanciato da Prodi, anche se rimandato al 2011, durante la conferenza stampa di fine anno (insieme a quello, che il Professore aveva già annunciato in campagna elettorale, di buttare altri soldi del contribuente per installare pannelli solari sugli edifici pubblici). Se verrà approvata una legge del genere, insomma, saremo tutti costretti a utilizzare soltanto lampadine a basso consumo. Bene, direte voi, perchè in questo modo useremo meno elettricità, e dunque gioveremo all'atmosfera risparmiando sulla bolletta. Non è proprio così. Non tutti sanno che le lampadine fluorescenti ai vapori di mercurio, comunemente chiamate a risparmio energetico, hanno sì una durata maggiore di quelle a incandescenza, ma subordinata a quante volte vengano accese e spente. Ogni accensione e spegnimento infatti ne riducono la vita. Il che vuol dire che questo tipo di lampada, che costa molto di più di una tradizionale (dai 5 ai 10 euro, a seconda della marca), una volta acquistata incide in positivo sulla bolletta solo se viene accesa poche volte, e ci rimane a lungo. Sulle confezioni c'è in genere scritto che, tenendone una accesa tre ore al giorno per un anno, si risparmiano circa 15 euro. Gran parte delle lampadine che abbiamo in casa, invece, le accendiamo e spegnamo di continuo, e nella maggior parte dei casi non restano accese per tre ore complessive al giorno. Il calcolo è presto fatto: sostituirle tutte con quelle ad alta efficienza comporterà in realtà una spesa aggiuntiva, un investimento di cui non potremo vedere i frutti. E' probabile che Prodi, a differenza, per dire, di Pecoraro Scanio, lo sappia. Ma tant'è. I tromboni del riscaldamento globale ci vendono, per le lampadine così come per i panneli fotovoltaici, il miraggio di diminuire le emissioni di Co2 consumando, e quindi pagando, di meno. Sfortunatamente, i fatti affermano che abbattere la quantità di anidride carbonica nell'aria in modo significativo non è indolore per le nostre tasche. Posto che serva a qualcosa. Lorsignori però intendono imporcelo. Spacciando un atto di prepotenza per un'opportunità.

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sabato, 22 dicembre 2007
Merry Christmas

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mercoledì, 19 dicembre 2007
Un leader con gli attributi. Ma anche no

"Dico che ad essere sconfitto non è stato il Pd, che anzi in un passaggio così delicato ha dimostrato intelligente compattezza, senso di responsabilità e autentica laicità. Quella laicità che la città di Roma vuole tutelare". La vicenda è nota, l'interpretazione che ne dà Veltroni tutta da gustare. Sto ridendo da mezz'ora.

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